IL Presidente in relazione alla sentenza del Tar Lazio

IL Presidente in relazione alla sentenza del Tar Lazio

Mercoledì 3 maggio 2017,

Premessa:

Il messaggio che vi accingete a leggere è stato inoltrato ad una testa di giornale che, non solo ci ha negato il diritto di replica ad una critica mossa contro il CEM, addirittura ci ha invitato a cambiare pensiero e rivedere quanto abbiamo scritto. Ovviamente è stata declinata la presa di posizione di quella testata e mettiamo sul nostro sito quanto si debba sapere della sentenza che ci ha riguardato: sentenza Tar Lazio n.4497 del 2017.

Andiamo per gradi:

1) le azioni che il CEM ha in programma, sono già state discusse e decise un anno fa in sede di assemblea ordinaria e votata all’unanimità dai colleghi aderenti. Non è stata la decisione di un singolo a prevalere sulla collettività come qualcuno vorrebbe far credere anche perché i documenti firmati dagli stessi aderenti in sede di assemblea ordinaria ne sono la prova incontestabile. 2) La diffida fatta dal CEM, al Ministero della Salute in data 11.03.2016, a cui è seguita la risposta della Dott. Ugenti in data 27.04.2016, aveva l’obiettivo di chiedere chiarimenti nel merito di tutti coloro che si sono formati con la legge n. 403 del 1971 e la motivazione, ancor oggi immotivata, della disparità di trattamento tra coloro formati ai sensi della medesima legge (documenti che trovate in questo sito alla voce “archivio notizie”). Oltre a richiedere un riordino, che non ha un termine previsto per legge come confermato dall’Avvocatura dello Stato. Consideriamo poi la spiegazione del tutto insufficiente, ed unico chiarimento pervenutoci dal Ministero, quella fornita dalla Dott. Ugenti in data 27.04.2016, se paragonata alle 18 pagine di memorie depositate presso il TAR Lazio in data 24.03.2017 dall’avvocatura dello stesso Ministero della Salute. Memorie, come hanno riportato i giudici nella sentenza in oggetto, pervenute al TAR Lazio solo su ordinanza dei giudici, – e non di spontanea volontà ministeriale- in quanto il 7.2.2017 in occasione della prima camera di consiglio, il Ministero della Salute non aveva nemmeno giustificato la propria assenza.

Indisponibilità legittimata, in data 24.03.2017, da un mero problema di archivio. Dovete sapere che il ricorso venne notificato, al Ministero, lo scorso ottobre 2016. Mi pare francamente inconcepibile che da ottobre 2016 a febbraio 2017 -quattro mesi- il Ministero della Salute avesse avuto problemi d’archivio su questioni che lo stesso dicastero conosce benissimo da tempo, come riconosciuto anche dalla Dott. Ugenti nella sua del 27.04.2016. 3) La diffida che poi ha portato al ricorso del CEM aveva come finalità la richiesta di un omogeneo quadro normativo di tutti coloro formati ai sensi della legge 403/71 ed il riordino come previsto dal DM 10.07.1998 e D.Lgs n. 112 del 1998 riesumato dalla recentissima sentenza TAR Campania n. 2179 del 19.04.2017. Peccato che per il TAR Lazio quest’ultima normativa sia superata, come ricordato poc’anzi. 4) Tutti sapete, da persone navigate quali siete, quando nelle istituzioni iniziano ad emergere delle responsabilità evidenti si dà inizio allo scarico delle stesse su altri soggetti. Il Ministero sostiene che: “ con l’entrata in vigore del titolo V della Costituzione l’Amministrazione non è più responsabile di quanto accaduto ai massofisioterapisti. Lo è stato sicuramente prima!

Infatti il dicastero è stato privato del potere disciplinare le materie riconducibili alle “professioni” e alla “salute” in quanto inserite tra quelle da considerare concorrenti tra le competenze dello Stato e delle Regioni. “ Peccato che nel nostro caso non si tratta di disciplinare una nuova figura ma semmai di rendere omogeneo il quadro giuridico dei massofisioterapisti formati con la legge 403/71. Oltretutto mi preme fare più di una riflessione:

A) Se il Ministero della Salute non è più competente in materia, per quale motivo avrebbe convocato, tra il 2013 e il 2014, le sigle di categoria al tavolo ministeriale? Per una mera ed illusoria chiacchierata ma sicura perdita di tempo e presa in giro? Tavoli che, non essendo il Ministero della Salute autorità competente, non vennero ovviamente verbalizzati e solo oggi ne comprendiamo le motivazioni.

B) Rispettando la sentenza TAR Lazio com’è possibile, che il Ministero della Salute e gli stessi giudici, possano definire il Ministero autorità non più competente quando in sede Europea figura il contrario? Sicuramente qualcosa non quadra, non vi pare?

C) Un altro aspetto curioso e scomodo per il Ministero della Salute, è l’autorizzazione che lo stesso fornisce alle scuole di massofisioterapia come previsto dall’art. 1 della legge 403/71. La sentenza in questione parla chiaro: il Ministero non è più competente per la materia che riguarda i massofisioterapisti , oltre al fatto che l’abrogazione dei d.m. 7 settembre 1976 e d.m. 17 febbraio 1997, n, 105 hanno di fatto svuotato il significativo quadro normativo della legge 403/71.  Allora ci si chiede: i titoli rilasciati dalle scuole di massofisioterapisti, autorizzate dal Ministero della Salute ai sensi dell’art. 1 della legge 403/71 che di fatto responsabilizza il Ministero, dopo il 1 settembre 2010 (entrata in vigore della riforma Gelmini) sono abilitati a quali competenze? Appurato che le scuole ancor oggi non sono mai state informate dal Ministero di tale abrogazione? Lasciamo a voi ogni plausibile riflessione e possibilità di rivalsa.

D) Tra le intenzioni, anche, ministeriali – contenute nelle memorie depositate presso il TAR Lazio- ci sarebbe quella di calpestare i diritti acquisiti di tutti i massofisioterapisti formati dopo il 17.03.1999. Con un pastrocchio istituzionale, operante in maniera retroattiva sui titoli che abbiamo conseguito, si vorrebbero abrogare le figure del massofisioterapista e di massaggiatore capo bagnino ed istituire una nuova figura da far rientrare tra gli operatori di interesse sanitario. In questo modo i nostri titoli diventerebbero carta straccia e ce ne consegnerebbero uno ex novo, magari col benestare del Ministero della Salute, di cui non si ignora il profilo professionale. Cosicché la nuova regolamentazione consentirebbe – per il Ministero e la Conferenza Stato Regioni- di risolvere con “chiarezza” l’annosa questione che riguarda i massofisioterapisti.

Questo disegno criminale si sta per concretizzare nel silenzio incosciente e non partecipativo dei massofisioterapisti. Noi del CEM non lo accetteremo mai! Costi quel che costi!

Pretendiamo, quanto per logica che per diritto, che tutti i massofisioterapisti formati con la legge n. 403 del 1971 siano trattati tutti allo stesso modo senza alcuna ombra di discriminazione formulando un quadro giuridico omogeneo ad oggi assente per responsabilità delle Istituzioni italiane.

E solo dopo aver ottenuto questo risultato si faccia un riordino abrogando la legge 403/71, come chiaramente ricordato dall’Avvocatura dello Stato nelle proprie memorie di cui l’Istituto Enrico Fermi ha preso conclusioni sovrapponibili come ricordato dai giudici del TAR Lazio. Si sappia però che sino ad allora le nostre operazioni continueranno nell’interesse di tutti Noi!

Anche perché non abbiamo altro motivo che difendere la nostra dignità, il nostro lavoro ed i nostri diritti, in barba ad uno Stato che si ritiene civile operando in modo retroattivo calpestando la nostra onorabilità lavorativa ed i sacrifici fatti negli anni.

Il Presidente del CEM

Cosma Francesco Paracchini

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