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IL CEM NON PARTECIPERA’ ALLE COMMISSIONI ESAMINATRICI RAPPRESENTATIVE DEI MASSOFISIOTERAPISTI.

Mercoledì 21 agosto 2019

Con la presente informiamo tutti i colleghi che il CEM non parteciperà alle commissioni esaminatrici rappresentative dei massofisioterapisti come prevede l’art.5 del DM in attuazione alla legge n.145 del 2018. 

La decisione presa dal Direttivo scaturisce dal fatto che il mandato di 4 anni, come prevede lo Statuto del CEM, termina il prossimo 20.11.2019. E che l’attuale Direttivo ha già riferito, nell’ultima assemblea ordinaria dello scorso 16.03.2019, la non disponibilità a continuare per un altro mandato e che nessun aderente, in quell’occasione, ha espresso la volontà di proseguire l’operato del Comitato. 

Preso atto di quanto intercorso giuridicamente dal 1° gennaio ad oggi, ha creato altra discriminazione tra massofisioterapisti, riteniamo corretto e coerente lasciare la responsabilità decisionale sui criteri di accesso all’elenco a chi ha causato tale scempio, poiché, per noi del CEM, tutti i massofisioterapisti, non equipollenti o equivalenti, dovrebbero entrare nell’ elenco speciale ad esaurimento per le motivazioni più volte specificate nei minimi dettagli anche in sede ministeriale. 

Premesso tutto quanto, le ultime ed ufficiali comunicazioni del CEM saranno pubblicate esclusivamente su questo sito sino alla data del 20.11.2019.

IL DIRETTIVO DEL CEM

COMITATO EUROPEO MASSOFISIOTERAPISTI

lunedì 27 maggio 2019

CEM: ALLE SIGLE DI MASSOFISIOTERAPISTI

Premetto che ormai gli incontri al Ministero della Salute sono stati fatti, pertanto questa precisazione è unicamente per chiarire la posizione del CEM alle altre sigle.

I funzionari del Ministero della Salute si sono presentati mostrandoci una bozza del DM chiedendoci quale delle due soluzioni avremmo gradito, poiché sino alla firma dei decreti attuativi saremo considerarti da loro (non dalla Consulta) operatori di interesse sanitario: 

1) Un elenco speciale ad esaurimento all’interno dell’Ordine dei TSRM.

2) Un elenco speciale ad esaurimento all’interno dell’Albo dei fisioterapisti presso l’Ordine.

La nostra scelta è ricaduta sul primo punto per le seguenti motivazioni:

Considerato l’art.1 della legge n.145 del 2018 e i commi 537-538-541-542 che riguardano anche la professione del massofisioterapista. 

Ritenuto che il comma 537 della legge di bilancio 2018 all’articolo 4 della legge 26 febbraio 1999, n. 42, dopo il comma 4, aggiunge il comma 4 bis. E pertanto tutti i massofisioterapisti rientrano a pieno titolo nella previsione della legge 42/99 pertanto nel pregresso ordinamento. 

Considerato che prima dell’entrata in vigore della legge n.145/2018, per il Ministero della Salute, solo chi aveva il titolo di massofisioterapista conseguito entro il 17 marzo 1999 a seguito di corsi iniziati entro il dicembre del 1995 poteva ambire all’equipollenza ed equivalenza. E che tale ultima disposizione è stata modificata in maniera evidente dall’ entrata in vigore del comma 541 della legge di bilancio 2018: “In relazione a quanto disposto dall’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, non possono essere attivati corsi di formazione regionali per il rilascio di titoli ai fini dell’esercizio delle professioni sanitarie di cui alla legge 1° febbraio 2006, n. 43.” Per questo motivo la chiusura dei corsi è stata spostata dal 31.12.1995 al 31.12.2018. 

Ritenuto come già accennato, che tutti i massofisioterapisti rientrano a pieno titolo nella previsione della legge 42/99; si ricorda che ai sensi dell’art.1 comma 1 della legge 42/99: “La denominazione di “professione sanitaria ausiliaria” nel testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n.1265 e successive modificazioni, nonché in ogni altra disposizione di legge, è sostituita dalla denominazione “professione sanitaria”. Questo a rimarcare che se si è professione sanitaria si può agire in autonomia nel rispetto della prescrizione medica.

Ai sensi dell’art 1 comma 2 della legge n.42/99 è previsto che: “Il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.  502, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali    istitutivi dei relativi profili professionali…”. Quindi i massofisioterapisti che entreranno nell’elenco speciale ad esaurimento continueranno a svolgere le competenze svolte anche prima dell’entrata in vigore della legge di bilancio rispettando semplicemente il profilo professionale disciplinato dai dd.mm. 7 settembre 1976 e 17 febbraio 1997 n. 105.

Come discusso con la Dott.ssa Ugenti considerato che il nostro elenco speciale è ad esaurimento, il che significa che verrà chiuso una volta esaurito il suo compito di transizione. Dovrà nel frattempo essere riconosciuto, con un provvedimento (da redigere) di cui al comma 537 della legge n.145 del 2018 e ai sensi dell’art. 4 comma 2 della legge 42/99, l’equivalenza a tutti i massofisioterapisti biennali iscritti all’elenco speciale ad esaurimento.   

Considerato che tutti i massofisioterapisti rientrano a pieno titolo nella previsione della legge 42/99, ai sensi della stessa legge di cui all’art.4 comma 1 dovrà essere riconosciuto, con un provvedimento, l’equipollenza a tutti i triennali iscritti all’elenco speciale ad esaurimento di cui al comma 537 della legge n.145 del 2018.  

A monte dell’elenco speciale ad esaurimento ci deve essere una Commissione esaminatrice che dovrà vagliare i requisiti per l’accesso all’elenco stesso. Commissione che dovrà essere composta esclusivamente dalla presenza di individui appartenenti alla professione di massofisioterapista e da un rappresentante o più dell’Ordine dei TSRM. Per questa ragione non vogliamo un elenco speciale ad esaurimento all’interno dell’Albo dei fisioterapisti, poiché gli stessi fisioterapisti potrebbero porre il veto (in quanto saremmo nel loro albo come elenco) negando l’accesso all’elenco agli aventi diritto. Come ho ricordato alla Dott.ssa Ugenti, lo ricordo anche a voi, vi sono massofisioterapisti che pur possedendo un titolo equipollente o equivalente, sono stati esclusi dall’albo dei fisioterapisti, col rischio di incorrere in un’assurda denuncia per abuso di professione. La stessa Dott.ssa Ugenti ha dichiarato, approvando la nostra proposta, che di concerto col MIUR hanno intimato, per iscritto, all’AIFI di piantarla con tali comportamenti. 

Noi del CEM non siamo stati particolarmente soddisfatti dell’incontro poiché consapevoli che la legge di bilancio si presterà a numerosi ricorsi (36 mesi 10 anni) che comunque preserveranno gli elenchi speciali ad esaurimento.

 In ogni caso di persona ci si spiega meglio…ma ormai a che serve…

Per finire, direte di me che sono il solito bastian contrario ma il bastian contrario non motiva mai le proprie teorie. Le teorie terminano di essere tali quando vengono dimostrate, altrimenti senza una dimostrazione sono come le nuvole di Baudelaire. 

Presidente del CEM

        Cosma Francesco Paracchini


Un po’ di chiarezza

Un po’ di chiarezza

12 febbraio 2018

Ad una categoria come la nostra (Massofisioterapisti) per ottenere attenzione dagli organi istituzionali occorre essere organizzati con una struttura che ci rappresenti, associazione, comitato, sindacato o altro.

Il CEM  è nato come comitato perseguendo degli obiettivi che sono pubblicamente esposti nel sito istituzionale (https://www.ce-m.it/?page_id=24). La prima azione, ancor prima di nascere, ma come gruppo organizzato, è stata quella di tentare di riunire ad un tavolo comune le varie associazioni presenti nel territorio nazionale (3 ottobre 2015 presso lo studio legale NCPG di Volta Mantovana (MN)).

Non avendo avuto risposta alcuna ci siamo organizzati come comitato senza nessuna improvvisazione, ma con l’assistenza dei legali.

In seguito abbiamo nuovamente tentato di riunire le varie associazioni attraverso la firma di un protocollo di intesa, infatti CEM, SIMMAS, AIMTES, hanno firmato il protocollo, mentre AIMFI ha rinunciato e FNCM  non ha accettato neanche l’invito.

Recentemente, vista l’imminente preparazione dei decreti attuativi alla legge Lorenzin, l’obiettivo principale per tutta la categoria è quello di rientrare nell’albo della riabilitazione, e sicuramente presentarsi uniti con un’unica voce sarebbe stato maggiormente incisivo. Per questo motivo abbiamo fatto ulteriori tentativi invitando nuovamente i presidenti delle associazioni a sedersi ad un tavolo comune, ma nuovamente FNCM  ha ignorato l’invito, e AIMFI, per la sua partecipazione,  ha posto la condizione di escludere dal tavolo il CEM ( il quale in nome dell’obiettivo comune ha accettato di star fuori dal quel tavolo), ma  alla fine si è comunque ottenuto di nuovo un nulla di fatto.

In tutto questo tempo i dirigenti di AIMTES, CEM, SIMMAS,  si sono impegnati giorno e notte per suggerire, proporre, testi per emendamenti da inserire nella legge Lorenzin che sono purtroppo sempre stati bocciati.

(Queste persone hanno dedicato il proprio tempo, le proprie energie, a favore di tutti i colleghi)

Sempre nello stesso tempo il buon Claudio Saccani, aiutato da alcuni colleghi, ha dato vita ad una petizione sul web (sappiamo che certe iniziative devono rispettare un iter legislativo molto preciso), sicuramente un’azione lodevole sotto il profilo morale, ma senza il coinvolgimento di un’organizzazione e solo dopo averne democraticamente discusso all’interno, l’azione di Saccani appare quanto meno discutibile.

Ora il buon Saccani prende di nuovo una iniziativa personale e scrive un invito ad un tavolo di tutte le sigle rappresentanti i Massofisioterapisti (e come ha fatto precedentemente AIMFI, escludendo il CEM  per motivi personali), pubblica su Facebook i risultati da cui esce fuori che AIMFI è l’unica che ha accettato il suo invito personale per cui meritevole di vivere, mentre le altre devono sparire (vedi post pubblicato da Claudio Saccani) .

Sempre il buon Saccani, pubblica sulla piattaforma Facebook che impegnerà i propri legali per valutare un eventuale denuncia per diffamazione nei confronti del CEM.

Io non sono un legale per cui il mio giudizio ha ben poco valore, ma non vedo “appigli” per una denuncia diffamatoria nei confronti del CEM, mentre vedo (almeno per quanto posso comprendere) una gestione poco attenta nell’organizzazione della petizione.

Infine personalmente vedo in tutta la questione Saccani (sicuramente la volontà di fare qualcosa) ma molta approssimazione e molta presunzione personale, che possono essere comprese  e indotte dal timore della situazione in cui stiamo come Massofisioterapisti.

Sempre a mio giudizio, se posso comprendere i giovani meno esperti, comprendo meno una persona “navigata” con una esperienza di tanti anni che non dovrebbe cadere in queste gestioni creando di nuovo scompiglio e divisione anzichè unione per un obiettivo comune.

In definitiva cosa ha portato di nuovo questa azione rispetto a quanto non fosse già stato fatto in precedenza dalle associazioni firmatarie del protocollo di intesa?

1- Ha richiesto alle associazioni di unirsi ad un tavolo per discutere su un obiettivo comune?  – Già fatto più volte dal CEM tanto che è nato il protocollo CEM-AIMTES-SIMMAS

2- Quali risultati ha portato l’invito alle associazioni? Ha dato ad AIMFI l’immagine dell’associazione disposta al dialogo quando nella realtà lo ha rifiutato sistematicamente ogni volta che gli è stato chiesto.

3- Per quanto riguarda la petizione (al di la dei modi di come sia stata condotta) quali sono i risultati? Il tempo ce li mostrerà.

Il Segretario del CEM

Fabrizio Lorenzoni

Comunicato congiunto

Comunicato congiunto

SIMMAS-CEM-AIMTES

Sabato 27 gennaio 2018

Con la legge Lorenzin sarà vincolante, per tutti i massofisioterapisti, l’obbligo dell’iscrizione all’albo della riabilitazione onde evitare di incorrere nella denuncia di abuso di professione. In questa fase delicata ed importantissima di stesura dei decreti attuativi, da parte del Ministero della Salute, si rende necessaria la collaborazione ed il dialogo tra tutte le sigle di massofisioterapisti per redigere una proposta univoca, condivisa e sottoscritta da presentare in sede ministeriale quale misura attuativa a tutela della categoria. Un unico obiettivo: presentare una proposta in sede ministeriale per permettere a tutti i massofisioterapisti di accedere all’albo della riabilitazione.

Questo momento è vitale ed il tempo purtroppo è veramente limitato, se si considera che il Ministero della Salute avrebbe intenzione di chiudere, entro il mese di marzo, la questione dei decreti attuativi riguardanti l’albo della riabilitazione come confermato anche da Quotidiano Sanità il 20.01.2018 e dal Sole 24 ore in data 26.01.2018.

Pertanto siamo ad invitare (a breve scadenza anche il prossimo fine settimana se si desidera) AIMFI ed FNCM ad un incontro per formulare, condividere e sottoscrivere una proposta il cui unico obiettivo è: l’accesso all’albo della riabilitazione per tutti i massofisioterapisti.
Questo momento ci deve responsabilizzare tutti lasciando da parte litigi, contrasti, attriti, dissidi e dissapori (anche e soprattutto personali che spesso si sono anteposti all’interesse di tutelare in pieno la categoria), appartenenti anche ad un recente passato. Solo con una prova di maturità e responsabilità, da parte di tutte le sigle, avremo la possibilità di contribuire in maniera determinante per il raggiungimento dell’ unico obiettivo.

Confidiamo nel buon senso e nella speranza che tutti i direttivi abbiano a cuore la sorte dei massofisioterapisti al deprecabile e perdente percorso in solitaria che ad oggi non ha portato ad alcun risultato tangibile.
Abbiamo un’occasione per confrontarci. Ognuno formuli una propria proposta da portare all’incontro. Sicuramente non avremo tutti la stessa “ricetta”, ci sarà da discutere, da mediare, ci saranno delle pause da prenderci, ma non dimentichiamo un particolare fondamentale che deve prevalere in tutti noi: tutti i massofisioterapisti vogliono accedere all’albo.
A breve faremo recapitare le mail sia ad AIMFI che alla FNCM per concordare la data e la sede.
Nella speranza che tale iniziativa sia gradita a tutti i massofisioterapisti le sigle unite SIMMAS-CEM-AIMTES porgono un saluto a tutti i colleghi ed alle associazioni invitate.

SIMMAS-CEM-AIMTES

Chiarimenti del Vicepresidente 

Sabato 13 Gennaio 2018

Un saluto a tutti i colleghi.
A seguito della mail inviata dal direttivo del CEM ai suoi aderenti, nella quale si chiedeva di rispondere, entro il termine massimo del 18/11, se il destinatario fosse ancora in linea coi principi e lo scopo del comitato, si sono sviluppate diverse tipologie di reazioni. Procedendo con ordine, partiamo col dire che, come espresso pacificamente e limpidamente nel testo della domanda oggetto della mail, il quesito fungeva semplicemente come termometro sull’attuale senso di appartenenza al CEM, presupposto che porta per logica a condividerne statuto, obiettivi e modalità di azione. Reputando normale che, nei mesi come quelli appena trascorsi, con tutte le proposte politiche orbitanti attorno ad un molto discusso DDL Lorenzin, appoggiate da questa e da quella associazione, vista la complessità delle dinamiche istituzionali, vista la variopinta proposta di soluzioni e disamine provenienti dai soggetti più disparati infestanti varie pagine sui social, ci siamo sentiti in dovere di verificare se, e da parte di chi, venisse confermata la fiducia verso l’operato di ciò che, come CEM, stiamo portando avanti, sia come singola realtà, sia internamente al protocollo di intesa. La reazione predominante è stata quella di una fiducia confermata verso il CEM fatta pervenire nei tempi e nei modi concordati. Per dovere di cronaca riportiamo che, seppur sparuti, vi sono comunque stati soggetti che in vario modo hanno dichiarato il loro scollamento dal CEM. Nel farlo c’è chi si è limitato ad inviare una mail in bianco (che equivale a non averla mandata), chi ha sintetizzato in poche righe il proprio pensiero. Per coerenza al testo formulato nella mail inviata agli aderenti, va detto che sono stati considerati non più facenti parte del CEM, anche i pochi che, non hanno risposto alla mail o non lo hanno fatto nei tempi concordati. Ma questo sondaggio è legato sia visceralmente che razionalmente all’atteggiamento con cui il Direttivo profonde i propri sforzi all’interno del Comitato e, congiuntamente alle sigle del protocollo di intesa. Senza paura di smentita possiamo affermare che, tutto quello che è stato fatto, ha sempre risposto a imprescindibili obblighi nei confronti di tutti gli aderenti e non solo: il soddisfacimento dell’interesse prevalente per la collettività, la trasparenza e la correttezza, la democratica condivisione di obiettivi e azioni e, come base, la reciproca fiducia. E a fare da denominatore comune del tutto impera la sottrazione, da parte di qualcuno, di tempo e di energie dai propri spazi personali, lavorativi e familiari, a favore di altre direzioni come: il costante confronto tra i componenti del direttivo, il lavoro congiunto con le sigle del protocollo di intesa, la stesura di articoli, lo studio di proposte da sottoporre alle istituzioni, lo studio di documenti di carattere giurisprudenziale senza poter contare su consulenze legali per nulla a buon mercato e molto altro. Ma questa piccola sottolineatura non è certo ispirata da un bieco sentimento di vanagloria o vittimismo, a seconda dei punti di vista, badate bene! Non dimentichiamoci di chi crede che il CEM sia una sottospecie di prolungamento di Facebook in cui trastullarsi allo stesso modo. Sì, perché qualcuno che oggi il Direttivo considera non più facente parte del Comitato, battendo i pugni sul tavolo accusa il Direttivo di autoritarismo antidemocratico, dimenticandosi che a dispetto di tutto il tempo investito sui social a promuovere una manifestazione a Roma né condivisa, né votata e né appoggiata dal CEM, di cui oggi non si sa più nulla, non sia stato capace di trovare un attimo per rispondere alla mail nei tempi e nei modi concordati e tra questi non era contemplata, per ovvi motivi, la risposta dei singoli su WhatsApp, di per sé canale non ufficializzante la risposta. il Comitato ha sempre gestito la comunicazione con strumenti ufficiali e tracciabile quali: – Mail – Sito – Assemblea – Le conversazioni amicali sono un’altra cosa! Ma i promotori di manifestazioni che sottolineiamo, non sono opinabili in quanto tali, ma per la logica e la tempistica che le muoveva in quel periodo, erano in buona compagnia di impavidi sostenitori di petizioni che capeggiavano in modo ardito quanto maldestro. Non ci dilungheremo qui su tutte le pecche del risibile impianto logico e tecnico-legale a sostegno della petizione, che per motivi ben più fondati, parrebbe più simile a una “truffa” ai danni degli stessi firmatari. Evidentemente chi l’ha promossa era poco informato e non vorremmo arrivare a pensare che, con la stessa leggerezza, si sia fatto beffe della buona fede di chi l’ha sottoscritta. Fatto sta comunque che l’iniziativa, così condotta, è apparsa agli occhi di qualcuno alla stregua di una raccolta di bollini per un concorso a premi o per il supermercato. Dilungarsi oltre modo su certi aspetti non ne vale più la pena. Il passato è passato ma una riflessione è d’obbligo :- resta il fatto che soggetti isolati, anche se all’epoca aderenti al CEM, abbiano saputo cavalcare azioni personali scavalcando deliberatamente le regole comprese nello Statuto, non condividendole col Direttivo, non sottoponendole a votazione, senza curarsi di presentare una riga di comunicato per il sito stesso del CEM, riuscendo nonostante tutto, a distrarre un nutrito numero di colleghi con i loro moti rivoluzionari da social network in cui hanno allestito il loro bivacco. Bene, ecco forse spiegato il motivo della mail inviata dal direttivo a tutti gli aderenti; mail che all’epoca ha insinuato nella coscienza di qualcuno, dubbi sulla solidità del Direttivo, possibili spaccature o chissà che altra sventura… Nulla di tutto ciò! Ma sarebbe più proficuo per tutti lasciarsi alle spalle certi momenti, con l’auspicio di riconoscerci tutti in una realtà forte, condivisa e partecipata, sapendone salvaguardare sempre regole e valori, se condivisi.

Vice Presidente
Federico Rendina

 

IL Presidente in relazione alla sentenza del Tar Lazio

IL Presidente in relazione alla sentenza del Tar Lazio

Mercoledì 3 maggio 2017,

Premessa:

Il messaggio che vi accingete a leggere è stato inoltrato ad una testa di giornale che, non solo ci ha negato il diritto di replica ad una critica mossa contro il CEM, addirittura ci ha invitato a cambiare pensiero e rivedere quanto abbiamo scritto. Ovviamente è stata declinata la presa di posizione di quella testata e mettiamo sul nostro sito quanto si debba sapere della sentenza che ci ha riguardato: sentenza Tar Lazio n.4497 del 2017.

Andiamo per gradi:

1) le azioni che il CEM ha in programma, sono già state discusse e decise un anno fa in sede di assemblea ordinaria e votata all’unanimità dai colleghi aderenti. Non è stata la decisione di un singolo a prevalere sulla collettività come qualcuno vorrebbe far credere anche perché i documenti firmati dagli stessi aderenti in sede di assemblea ordinaria ne sono la prova incontestabile. 2) La diffida fatta dal CEM, al Ministero della Salute in data 11.03.2016, a cui è seguita la risposta della Dott. Ugenti in data 27.04.2016, aveva l’obiettivo di chiedere chiarimenti nel merito di tutti coloro che si sono formati con la legge n. 403 del 1971 e la motivazione, ancor oggi immotivata, della disparità di trattamento tra coloro formati ai sensi della medesima legge (documenti che trovate in questo sito alla voce “archivio notizie”). Oltre a richiedere un riordino, che non ha un termine previsto per legge come confermato dall’Avvocatura dello Stato. Consideriamo poi la spiegazione del tutto insufficiente, ed unico chiarimento pervenutoci dal Ministero, quella fornita dalla Dott. Ugenti in data 27.04.2016, se paragonata alle 18 pagine di memorie depositate presso il TAR Lazio in data 24.03.2017 dall’avvocatura dello stesso Ministero della Salute. Memorie, come hanno riportato i giudici nella sentenza in oggetto, pervenute al TAR Lazio solo su ordinanza dei giudici, – e non di spontanea volontà ministeriale- in quanto il 7.2.2017 in occasione della prima camera di consiglio, il Ministero della Salute non aveva nemmeno giustificato la propria assenza.

Indisponibilità legittimata, in data 24.03.2017, da un mero problema di archivio. Dovete sapere che il ricorso venne notificato, al Ministero, lo scorso ottobre 2016. Mi pare francamente inconcepibile che da ottobre 2016 a febbraio 2017 -quattro mesi- il Ministero della Salute avesse avuto problemi d’archivio su questioni che lo stesso dicastero conosce benissimo da tempo, come riconosciuto anche dalla Dott. Ugenti nella sua del 27.04.2016. 3) La diffida che poi ha portato al ricorso del CEM aveva come finalità la richiesta di un omogeneo quadro normativo di tutti coloro formati ai sensi della legge 403/71 ed il riordino come previsto dal DM 10.07.1998 e D.Lgs n. 112 del 1998 riesumato dalla recentissima sentenza TAR Campania n. 2179 del 19.04.2017. Peccato che per il TAR Lazio quest’ultima normativa sia superata, come ricordato poc’anzi. 4) Tutti sapete, da persone navigate quali siete, quando nelle istituzioni iniziano ad emergere delle responsabilità evidenti si dà inizio allo scarico delle stesse su altri soggetti. Il Ministero sostiene che: “ con l’entrata in vigore del titolo V della Costituzione l’Amministrazione non è più responsabile di quanto accaduto ai massofisioterapisti. Lo è stato sicuramente prima!

Infatti il dicastero è stato privato del potere disciplinare le materie riconducibili alle “professioni” e alla “salute” in quanto inserite tra quelle da considerare concorrenti tra le competenze dello Stato e delle Regioni. “ Peccato che nel nostro caso non si tratta di disciplinare una nuova figura ma semmai di rendere omogeneo il quadro giuridico dei massofisioterapisti formati con la legge 403/71. Oltretutto mi preme fare più di una riflessione:

A) Se il Ministero della Salute non è più competente in materia, per quale motivo avrebbe convocato, tra il 2013 e il 2014, le sigle di categoria al tavolo ministeriale? Per una mera ed illusoria chiacchierata ma sicura perdita di tempo e presa in giro? Tavoli che, non essendo il Ministero della Salute autorità competente, non vennero ovviamente verbalizzati e solo oggi ne comprendiamo le motivazioni.

B) Rispettando la sentenza TAR Lazio com’è possibile, che il Ministero della Salute e gli stessi giudici, possano definire il Ministero autorità non più competente quando in sede Europea figura il contrario? Sicuramente qualcosa non quadra, non vi pare?

C) Un altro aspetto curioso e scomodo per il Ministero della Salute, è l’autorizzazione che lo stesso fornisce alle scuole di massofisioterapia come previsto dall’art. 1 della legge 403/71. La sentenza in questione parla chiaro: il Ministero non è più competente per la materia che riguarda i massofisioterapisti , oltre al fatto che l’abrogazione dei d.m. 7 settembre 1976 e d.m. 17 febbraio 1997, n, 105 hanno di fatto svuotato il significativo quadro normativo della legge 403/71.  Allora ci si chiede: i titoli rilasciati dalle scuole di massofisioterapisti, autorizzate dal Ministero della Salute ai sensi dell’art. 1 della legge 403/71 che di fatto responsabilizza il Ministero, dopo il 1 settembre 2010 (entrata in vigore della riforma Gelmini) sono abilitati a quali competenze? Appurato che le scuole ancor oggi non sono mai state informate dal Ministero di tale abrogazione? Lasciamo a voi ogni plausibile riflessione e possibilità di rivalsa.

D) Tra le intenzioni, anche, ministeriali – contenute nelle memorie depositate presso il TAR Lazio- ci sarebbe quella di calpestare i diritti acquisiti di tutti i massofisioterapisti formati dopo il 17.03.1999. Con un pastrocchio istituzionale, operante in maniera retroattiva sui titoli che abbiamo conseguito, si vorrebbero abrogare le figure del massofisioterapista e di massaggiatore capo bagnino ed istituire una nuova figura da far rientrare tra gli operatori di interesse sanitario. In questo modo i nostri titoli diventerebbero carta straccia e ce ne consegnerebbero uno ex novo, magari col benestare del Ministero della Salute, di cui non si ignora il profilo professionale. Cosicché la nuova regolamentazione consentirebbe – per il Ministero e la Conferenza Stato Regioni- di risolvere con “chiarezza” l’annosa questione che riguarda i massofisioterapisti.

Questo disegno criminale si sta per concretizzare nel silenzio incosciente e non partecipativo dei massofisioterapisti. Noi del CEM non lo accetteremo mai! Costi quel che costi!

Pretendiamo, quanto per logica che per diritto, che tutti i massofisioterapisti formati con la legge n. 403 del 1971 siano trattati tutti allo stesso modo senza alcuna ombra di discriminazione formulando un quadro giuridico omogeneo ad oggi assente per responsabilità delle Istituzioni italiane.

E solo dopo aver ottenuto questo risultato si faccia un riordino abrogando la legge 403/71, come chiaramente ricordato dall’Avvocatura dello Stato nelle proprie memorie di cui l’Istituto Enrico Fermi ha preso conclusioni sovrapponibili come ricordato dai giudici del TAR Lazio. Si sappia però che sino ad allora le nostre operazioni continueranno nell’interesse di tutti Noi!

Anche perché non abbiamo altro motivo che difendere la nostra dignità, il nostro lavoro ed i nostri diritti, in barba ad uno Stato che si ritiene civile operando in modo retroattivo calpestando la nostra onorabilità lavorativa ed i sacrifici fatti negli anni.

Il Presidente del CEM

Cosma Francesco Paracchini