Art-1

Chiarimenti del Vicepresidente

Sabato 13 Gennaio 2018

Un saluto a tutti i colleghi.
A seguito della mail inviata dal direttivo del CEM ai suoi aderenti, nella quale si chiedeva di rispondere, entro il termine massimo del 18/11, se il destinatario fosse ancora in linea coi principi e lo scopo del comitato, si sono sviluppate diverse tipologie di reazioni. Procedendo con ordine, partiamo col dire che, come espresso pacificamente e limpidamente nel testo della domanda oggetto della mail, il quesito fungeva semplicemente come termometro sull’attuale senso di appartenenza al CEM, presupposto che porta per logica a condividerne statuto, obiettivi e modalità di azione. Reputando normale che, nei mesi come quelli appena trascorsi, con tutte le proposte politiche orbitanti attorno ad un molto discusso DDL Lorenzin, appoggiate da questa e da quella associazione, vista la complessità delle dinamiche istituzionali, vista la variopinta proposta di soluzioni e disamine provenienti dai soggetti più disparati infestanti varie pagine sui social, ci siamo sentiti in dovere di verificare se, e da parte di chi, venisse confermata la fiducia verso l’operato di ciò che, come CEM, stiamo portando avanti, sia come singola realtà, sia internamente al protocollo di intesa. La reazione predominante è stata quella di una fiducia confermata verso il CEM fatta pervenire nei tempi e nei modi concordati. Per dovere di cronaca riportiamo che, seppur sparuti, vi sono comunque stati soggetti che in vario modo hanno dichiarato il loro scollamento dal CEM. Nel farlo c’è chi si è limitato ad inviare una mail in bianco (che equivale a non averla mandata), chi ha sintetizzato in poche righe il proprio pensiero. Per coerenza al testo formulato nella mail inviata agli aderenti, va detto che sono stati considerati non più facenti parte del CEM, anche i pochi che, non hanno risposto alla mail o non lo hanno fatto nei tempi concordati. Ma questo sondaggio è legato sia visceralmente che razionalmente all’atteggiamento con cui il Direttivo profonde i propri sforzi all’interno del Comitato e, congiuntamente alle sigle del protocollo di intesa. Senza paura di smentita possiamo affermare che, tutto quello che è stato fatto, ha sempre risposto a imprescindibili obblighi nei confronti di tutti gli aderenti e non solo: il soddisfacimento dell’interesse prevalente per la collettività, la trasparenza e la correttezza, la democratica condivisione di obiettivi e azioni e, come base, la reciproca fiducia. E a fare da denominatore comune del tutto impera la sottrazione, da parte di qualcuno, di tempo e di energie dai propri spazi personali, lavorativi e familiari, a favore di altre direzioni come: il costante confronto tra i componenti del direttivo, il lavoro congiunto con le sigle del protocollo di intesa, la stesura di articoli, lo studio di proposte da sottoporre alle istituzioni, lo studio di documenti di carattere giurisprudenziale senza poter contare su consulenze legali per nulla a buon mercato e molto altro. Ma questa piccola sottolineatura non è certo ispirata da un bieco sentimento di vanagloria o vittimismo, a seconda dei punti di vista, badate bene! Non dimentichiamoci di chi crede che il CEM sia una sottospecie di prolungamento di Facebook in cui trastullarsi allo stesso modo. Sì, perché qualcuno che oggi il Direttivo considera non più facente parte del Comitato, battendo i pugni sul tavolo accusa il Direttivo di autoritarismo antidemocratico, dimenticandosi che a dispetto di tutto il tempo investito sui social a promuovere una manifestazione a Roma né condivisa, né votata e né appoggiata dal CEM, di cui oggi non si sa più nulla, non sia stato capace di trovare un attimo per rispondere alla mail nei tempi e nei modi concordati e tra questi non era contemplata, per ovvi motivi, la risposta dei singoli su WhatsApp, di per sé canale non ufficializzante la risposta. il Comitato ha sempre gestito la comunicazione con strumenti ufficiali e tracciabile quali: – Mail – Sito – Assemblea – Le conversazioni amicali sono un’altra cosa! Ma i promotori di manifestazioni che sottolineiamo, non sono opinabili in quanto tali, ma per la logica e la tempistica che le muoveva in quel periodo, erano in buona compagnia di impavidi sostenitori di petizioni che capeggiavano in modo ardito quanto maldestro. Non ci dilungheremo qui su tutte le pecche del risibile impianto logico e tecnico-legale a sostegno della petizione, che per motivi ben più fondati, parrebbe più simile a una “truffa” ai danni degli stessi firmatari. Evidentemente chi l’ha promossa era poco informato e non vorremmo arrivare a pensare che, con la stessa leggerezza, si sia fatto beffe della buona fede di chi l’ha sottoscritta. Fatto sta comunque che l’iniziativa, così condotta, è apparsa agli occhi di qualcuno alla stregua di una raccolta di bollini per un concorso a premi o per il supermercato. Dilungarsi oltre modo su certi aspetti non ne vale più la pena. Il passato è passato ma una riflessione è d’obbligo :- resta il fatto che soggetti isolati, anche se all’epoca aderenti al CEM, abbiano saputo cavalcare azioni personali scavalcando deliberatamente le regole comprese nello Statuto, non condividendole col Direttivo, non sottoponendole a votazione, senza curarsi di presentare una riga di comunicato per il sito stesso del CEM, riuscendo nonostante tutto, a distrarre un nutrito numero di colleghi con i loro moti rivoluzionari da social network in cui hanno allestito il loro bivacco. Bene, ecco forse spiegato il motivo della mail inviata dal direttivo a tutti gli aderenti; mail che all’epoca ha insinuato nella coscienza di qualcuno, dubbi sulla solidità del Direttivo, possibili spaccature o chissà che altra sventura… Nulla di tutto ciò! Ma sarebbe più proficuo per tutti lasciarsi alle spalle certi momenti, con l’auspicio di riconoscerci tutti in una realtà forte, condivisa e partecipata, sapendone salvaguardare sempre regole e valori, se condivisi.

Vice Presidente
Federico Rendina