Art-4

 

Comitato Europeo  Massofisioterapisti

Venerdì 20 aprile 2018

Premessa: 

Dal 1996 ad oggi, tutti gli atti normativi hanno trovato la loro attuazione in funzione a titoli universitari, equipollenti od equivalenti. Lasciando in una sorta di limbo amministrativo un numero considerevole di massofisioterapisti. Attualmente, in giurisprudenza si registrano almeno due orientamenti, sulla base dei quali è venuta a mancare la certezza del diritto e l’attendibilità delle pronunce stesse.

Pochi o pochissimi ricordano da dove ha avuto origine la denominazione attribuita ai massofisioterapisti: operatori di interesse sanitario.

Situazione generata da una clamorosa ed errata, nonché strumentalizzata, interpretazione della sentenza n.300 del 2007 della Corte Costituzionale.

La prima sentenza che sancì che i massofisioterapisti erano operatori d’interesse sanitario fu il TAR Umbria nel 2010.

TAR UMBRIA sentenza n.5 del 2010

Riguardo a questi profili di operatore di interesse sanitario detta disposizione prevede “Resta ferma la competenza delle Regioni nell’individuazione e formazione”.

Il massofisioterapista, nell’ordinamento nazionale delle leggi, da sempre è individuato da una legge statale- L.403 del 1971- e non regionale, al pari del proprio profilo professionale e ordinamento didattico (Decreti attuativi: DM 7.9.1976 e DM 105 del 1997).

Dunque l’operatore di interesse sanitario è individuato da una legge regionale come la relativa formazione.

Nulla a che fare col massofisioterapista a prescindere dalla data di acquisizione del titolo!!!

CdS  sentenza n. 4788 del 2015.

“In tal senso, si è già espressa questa Sezione con sentenza 17 giugno 2013, n. 3325, affermando che “la figura del massofisioterapista, il quale abbia conseguito un titolo di formazione regionale, ben può rientrare nel novero degli operatori di interesse sanitario, con funzioni ausiliarie, anche se non può

in alcun modo essere ricompreso nell’ambito delle professioni sanitarie, trattandosi comunque di una attività pur sempre di carattere “servente ed ausiliaria” rispetto alle pertinenti professioni sanitarie

(cfr. Corte Costituzionale 20 luglio 2007, n. 300)”.

1) I massofisioterapisti non sono operatori di interesse sanitario. Perché? 

Andiamo per gradi:

Nel 2005 la Corte Costituzionale con sentenza n.319 ha spiegato perfettamente che: “– nel sistema derivante dalla riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione – nelle materie di competenza concorrente la legislazione regionale deve svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali determinati dalla legge dello Stato e che tali principi, ove non ne siano stati formulati di nuovi, sono quelli desumibili dalla normativa statale previgente. E va parimenti riaffermato che, in materia di professioni sanitarie, dal complesso dell’ampia legislazione statale già in vigore, analiticamente richiamata dalla ricordata sentenza n. 353 del 2003, si ricava, al di là dei particolari contenuti di singole disposizioni, il principio fondamentale per cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e ordinamenti didattici, è riservata alla legislazione statale. Questo principio si pone quindi come un limite invalicabile dalla potestà legislativa regionale.”

Dunque, come sopra richiamato, il principio fondamentale secondo il quale il massofisioterapista è individuato da una legge statale, con i relativi profili e ordinamenti didattici. Questo principio si pone quindi come un limite invalicabile dalla potestà legislativa regionale e anche per il Titolo V.

La Corte Costituzionale con sentenza n. 300 del 2007 (che precede di qualche anno le sentenze di  TAR e Consiglio di Stato sopra citate) ha per oggetto una figura priva di ogni pur minima analogia con quella del Massofisioterapista: l’operatore delle discipline bionaturali del benessere.

La Corte Costituzionale, oltre ad aver cassato l’operatore delle discipline bionaturali del benessere, sostiene che : “ 4.3. – Egualmente non pertinente è il riferimento al contenuto dell’art. 1, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per la istituzione dei relativi ordini professionali), secondo il quale «Resta ferma la competenza delle regioni nell’individuazione e formazione dei profili di operatori di interesse sanitario non riconducibili alle professioni sanitarie». Infatti, per un verso tali profili vanno riferiti esclusivamente ad attività aventi carattere “servente” ed “ausiliario” rispetto a quelle pertinenti alle professioni sanitarie – peraltro ad un livello inferiore rispetto a quello proprio delle «arti ausiliarie delle professioni sanitarie», anche esse rientranti nella materia delle «professioni di cui all’art. 117, terzo comma, Cost.» (sentenze n. 426 del 2006, 

n. 319 del 2005 e n. 353 del 2003) – carattere questo non ravvisabile nell’attività dell’operatore delle discipline bionaturali del benessere”.

 Mi sia permesso nuovamente sottolineare come la figura del Massofisioterapista è individuata da una legge dello Stato al pari del profilo professionale.

Pertanto è costituzionalmente illegittimo sostenere che rientri nella competenza delle regioni l’individuazione della figura del Massofisioterapista e la relativa formazione quale operatore di interesse sanitario.

Tale disposizione, come sostiene la Corte Costituzionale, “ non può essere invocata per rivendicare ampliamenti di competenza delle regioni” quale appunto, l’ individuazione e la relativa formazione della figura del Massofisioterapista.

 Semmai, come conferma la Consulta, << la potestà legislativa regionale si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale>> . Questo è il principio Costituzionale  ad oggi strumentalizzato per sostenere,  incostituzionalmente,  che il massofisioterapista formato, dopo il 1999 (o 1996 ad oggi),  da corsi di formazione erogati da istituti privati autorizzati dalla regione è operatore di interesse sanitario non riconducibile alle professioni sanitarie esistenti. Ad arte si è voluto confondere il fatto che il massofisioterapista che abbia conseguito un titolo di formazione regionale, ben può rientrare nel novero degli operatori di interesse sanitario!!! In realtà il massofisioterapista non ha mai acquisito un titolo di formazione regionale in quanto solo l’autorizzazione delle scuole, nel caso specifico,  è regionale (come prevede la Costituzione e confermato dalla Consulta)  ma il titolo di massofisioterapista è individuato e definito da una normativa statale.

Se il massofisioterapista avesse acquisito un titolo di formazione regionale significherebbe che quel titolo sarebbe individuato e definito dalla normativa regionale.  Allora sì sarebbe operatore di interesse sanitario! Di conseguenza risulta clamorosamente vergognoso che le Istituzioni centrali e le varie pronunce amministrative  possano calpestare principi costituzionali riconosciuti alle regioni a prescindere dal titolo V come ricordato anche dalla Corte.

Che significa che la potestà legislativa regionale si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale?  Significa, per esempio, che le regioni possono fornire o meno, l’autorizzazione a scuole regionali o private ( in quanto quella del massofisioterapista è una formazione professionale) nonostante la figura sia individuata e definita da una normativa statale, previo decreto del Ministro della Salute; oppure, le regioni, possono stabilire il numero massimo di massofisioterapisti da formare in funzione all’esigenza del territorio regionale.  Questa è la potestà legislativa regionale che si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale!!! 

Oltretutto la Corte Costituzionale, nel caso della sentenza n.300 del 2007, sanziona l’istituzione di un registro professionale, a cui avrebbero dovuto iscriversi gli operatori delle discipline bionaturali del benessere, finalizzato allo svolgimento dell’attività. Infatti come sostiene la Consulta: “ l’elenco (o registro che si voglia) “ha “già di per sé, <una funzione individuatrice della professione>>, come tale preclusa alla competenza regionale (sentenze n.57 del 2007 e n. 355 del 2005).

Il carattere “servente” ed “ausiliario” citato dalla Consulta è riferito all’operatore di interesse sanitario il cui profilo e formazione sono individuati da una legge regionale.  L’operatore di interesse sanitario è posto al di sotto delle arti ausiliarie le professioni sanitarie: lo sancisce la Corte Costituzionale!

Di conseguenza l’operatore di interesse sanitario non ha nulla a che fare col massofisioterapista il cui diploma è individuato ai sensi della legge n.403 del 1971 al pari dei relativi decreti attuativi!!!

2) Tutti i massofisioterapisti rientrano nell’art. 1 co.1 della legge 43 del 2006. Perché? 

Premesso che:  ancor oggi ai sensi dell’art. 8 della legge 1099 del 1971 i massofisioterapisti possono accedere al corso di massaggiatore sportivo.

La Corte Costituzionale con la pronuncia  n.179 del 2008 sostiene che: “L’art. 8 della legge 26 ottobre 1971, n. 1099 (Tutela sanitaria delle attività sportive), riserva «al Ministro per la Sanità» l’istituzione dei corsi e la disciplina del relativo ordinamento didattico per l’esercizio dell’«arte di massaggiatore sportivo», come confermato dall’art. 6 della legge 10 agosto 2000, n. 251 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica).

L’art. 1 della legge 1 febbraio 2006, n. 43 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali), prevede che «sono professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative,

tecnico-sanitarie e della prevenzione, quelle previste ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251 […] i cui operatori svolgono, in forza di un titolo abilitante rilasciato dallo Stato, attività di prevenzione, assistenza, cura o riabilitazione». “

Se analizziamo bene la sentenza della Corte Costituzionale  è lapalissiano che tutti i massofisioterapisti rientrano nell’art. 6 della legge 10 agosto 2000, n. 251 e di conseguenza nell’art.1 co.1 della legge n. 43 del 2006. Vanificando tutte le teorie secondo le quali i massofisioterapisti sarebbero operatori di interesse sanitario.

Infatti, attualmente, ai sensi l’articolo 8 della legge n. 1099 del 1971: “ sono ammessi i candidati in possesso del diploma rilasciato ai sensi dell’articolo 1 della legge 19 maggio 1971, n. 403”.

L’articolo 8 della legge n. 1099 del 1971 sostiene  “… a seguito dell’esito positivo degli esami viene rilasciato un apposito attestato…”.  Attenzione, non viene rilasciato un titolo ma un apposito attestato. La differenza tra il rilascio un attestato o di un titolo è sostanziale.  Dunque la Corte Costituzionale, nella sentenza, non può che riferirsi al titolo abilitante di massofisioterapista rilasciato in forza ad una legge dello Stato.

A riprova che quella del massofisioterapista è una professione sanitaria, la Corte Costituzionale con la pronuncia n.230 del 2011, da lato individua la figura del Massofisioterapista in qualità di professione, a prescindere dalla data di acquisizione del titolo o dal percorso formativo effettuato. Dall’altro, non opera alcun richiamo alla sentenza n. 300 del 2007 della Corte stessa. Mentre è del tutto evidente l’appello alla sentenza n.179 del 2008 della Consulta.

Nello specifico, nella pronuncia n.230 del 2011 la Corte Costituzionale ritiene che:  “Analogamente, la normativa statale si è limitata ad istituire l’albo dei massaggiatori privi della vista (art. 8 della legge 21 luglio 1961, n. 686, recante norme sul collocamento obbligatorio dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi), senza conferire invece ai massaggiatori sportivi alcuna posizione differenziata, rispetto a quanto previsto in via generale, e con riguardo anche al titolo di studio necessario, dalla legge 19 maggio 1971, n. 403 (Nuove norme sulla professione e sul collocamento dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi) (sentenze n. 179 del 2008, n. 449 del 2006, n. 319 del 2005).

3) Il DM 105 del 97 è in vigore. Perché? 

La sentenza TAR Lazio n.4497 del 2017 ritiene: “(…) un mutamento copernicano delle competenze legislative e regolamentari sopravvenuto nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione e, dall’altro, il mutamento della stessa natura del massofisioterapista, da professione sanitaria ad operatore di interesse sanitario, assieme all’abrogazione di una parte significativa del quadro normativo evocato dal ricorrente (d.m. 7 settembre 1976 e d.m. 17 febbraio 1997, n, 105)”.

Al contrario il Consiglio di Stato con la pronuncia n.4788 del 2015 afferma: “La qualificazione della figura come “operatore di interesse sanitario”, non contraddice con la vigenza della disciplina di cui alla l. n. 403/1971, del decreto ministeriale di attuazione del 7 settembre 1976, nonché del decreto del Ministero della Pubblica Istruzione n. 105 del 17 febbraio 1997.”

Dei mutamenti copernicani del Titolo V della Costituzione ne ho già parlato con l’ausilio della Consulta, come del massofisioterapista operatore di interesse sanitario.

Il DM 7.9.1976 venne abrogato nel 2010 dal DPR del 13 dicembre 2010, n. 248. Di contro, non è chiaro come il Consiglio di Stato nel 2015, in riferimento al DM 105 del 1997 ne sostenga la vigenza, e due anni più tardi il TAR Lazio con sentenza n.4497 del 2017, senza richiamare alcuna fonte normativa, ritenga abrogato il DM 105 del 1997. E’ impensabile che i giudici di Palazzo Spada non sapessero, nel 2015, dell’abrogazione del DM 105 del 1997 sopraggiunto, si sostiene senza prove certe, per effetto della riforma Gelmini del 2011! Se il Consiglio di Stato avesse commesso un errore chi potrebbe garantire che non ci sia un errore macroscopico anche sulla dicitura di operatore di interesse sanitario affibbiato ai massofisioterapisti nella stessa pronuncia?

In questo caso ci troviamo difronte due versioni contrastanti che fanno venir meno,  non solo la certezza del diritto, ma addirittura  l’attendibilità delle pronunce stesse.

La stessa certezza del diritto viene meno e sottolineata dai giudici del TAR Marche nel 2017: “  Sul punto, come peraltro già evidenziato nel precedente di questo Tribunale sopra citato, si registrano in giurisprudenza due orientamenti:

– il primo riconosce l’equipollenza per tutti i titoli di Massofisioterapista triennale conseguiti in istituti accreditati in base alla legge 19 maggio 1971, n. 403, posto che il DM 27 luglio 2000 non farebbe differenza tra i titoli in relazione alla data del loro conseguimento (Cons. Stato, sez. VI, 5 marzo 2015, n. 1105);

– il secondo, allo stato prevalente, la esclude per tutti quei titoli che siano stati conseguiti dopo il 1997. L’articolo 4 della legge n. 42 del 1999, infatti, non potrebbe applicarsi in via estensiva anche ai titoli conseguiti successivamente alla predetta data, atteso che l’intervento legislativo avrebbe inteso equiparare i “vecchi” diplomi regionali alla laurea in Fisioterapia solamente in via transitoria, essendo volto a consentire che i (soli) titoli rilasciati dalle scuole regionali nel previgente sistema siano equipararti a

quelli di nuova istituzione (qualificati da un diverso e più impegnativo iter di conseguimento) (Consiglio di Stato, sez. VI, 30 maggio 2011, n. 3218; TAR Campania Napoli, sez. IV, 13 marzo 2017, n. 1449; 9 marzo 2017, n. 1369; TAR Sicilia Catania, sez. I, 27 gennaio 2017, n. 196).”

Dunque se una sanatoria deve essere fatta,  deve ricadere, non sui titoli di massofisioterapista, ma sul quadro giuridico eterogeneo stratificatosi nel tempo.  Il CEM a tal proposito ha depositato, in data 15.03.2018, una proposta -visibile sul nostro sito- al Ministero della Salute per sanare la posizione delle Istituzioni.

I principi Costituzionali sono sacri e da rispettare, anche per le Istituzioni!!!!

Presidente del CEM

Cosma Francesco Paracchini