Art. 5

Che strada vogliamo seguire?

COMITATO EUROPEO MASSOFISIOTERAPISTI

Mercoledì 18 aprile 2018

                        Massofisioterapista: i futuri  ed imminenti orizzonti

Cerchiamo di riassumere brevemente quelli che potrebbero essere i futuri orizzonti dei massofisioterapisti diplomati dal 1996 ad oggi:

1) Un orientamento è rivolto all’abrogazione della legge n. 403 del 1971. Infatti questa soluzione, una volta abrogata la legge n.403 del 1971, prevede che in sede Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, e tra i Ministeri della Salute, dell’istruzione, dell’ università e della ricerca scientifica, la figura del massofisioterapista – che non sia già equipollente o equivalente al fisioterapista- sia riordinata e resa equipollente alla nuova figura la cui denominazione, si presuppone,  sarà “massofisioterapista”, in qualità di operatore di interesse sanitario.  Questa “nuova figura” manterrà, oltre alla stessa denominazione, le medesime competenze dei massofisioterapisti  equipollenti o equivalenti, lo stesso grado di autonomia, potrà vedere rimborsate le prestazioni e le stesse saranno esenti IVA.  Potranno partecipare a concorsi pubblici o lavorare in strutture accreditate con i sistemi regionali.

Negli studi (non centri o poliambulatori) non sarà obbligatoria la presenza del medico in quanto la “nuova figura” lavora su prescrizione medica.  Il “nuovo” massofisioterapista, che nascerà,  non avrà bisogno di iscriversi all’albo in quanto sarà operatore di interesse sanitario.  Oltre a tutele a livello europeo garantite dal Ministero della Salute.  La “nuova” figura dunque non sarà più professione sanitaria!

2) Un altro orientamento è quello di abrogare la legge n. 403 del 1971 ed estendere,  ai massofisioterapisti diplomati dal 1996 ad oggi,  tutti i diritti previsti ai massofisioterapisti formati prima del 1996 ivi compresa l’iscrizione ad un albo.

Riconoscendo lo sforzo che le istituzioni stanno facendo in questo difficile contesto, consapevoli che tutto il lavoro svolto al Tavolo Tecnico con il Ministero è in divenire, e che una volta ultimata la bozza potranno essere apportate tutte le correzioni necessarie che scaturiranno dal confronto tra le varie organizzazioni presenti, riguardo al primo orientamento noi del CEM siamo titubanti  perché va in violazione alla legge n.3 del 2018 che prevede: “non possono essere istituite nuove professioni sanitarie le cui competenze si sovrappongano, anche in maniera parcellare,  a quelle delle professioni già esistenti.” Vero che “il nuovo massofisioterapista” non è una professione sanitaria ma pur sempre una figura le cui competenze si sovrappongono a quelle di figure già esistenti.

La semplice violazione della legge n.3 del 2018 fa decadere tutto il resto del quadro prospettato.

Per di più ci preme ricordare che la Corte Costituzionale  sostiene che gli operatori di interesse sanitario sono posti “ad un livello inferiore rispetto a quello proprio delle «arti ausiliarie delle professioni sanitarie»”.  

Lasciamo in allegato la nostra proposta che presuppone un iter  parlamentare e comunque collegato al secondo orientamento. (apri il pdf)

IL Direttivo del CEM

Risposta al Presidente

Ricollegandomi al comunicato del Presidente del CEM, l’amico e collega Cosma Francesco Paracchini, mi permetto di fare delle valutazioni del tutto personali.

La complessa situazione che si protrae da vent’anni sembra essere arrivata al capolinea ed è forse necessario dare dei chiarimenti ai colleghi meno informati che per vari motivi non riescono a comprendere con chiarezza cosa stia succedendo.

  • nel 1992 una legge trasforma i percorsi di formazione in ambito riabilitativo facendoli confluire tutti nella figura universitaria del Fisioterapista.
  • nel 1993 la stessa legge viene modificata tornando a dare l’autorizzazione a formare i Massofisioterapisti anche ad Istituti privati.

Da allora una serie di sentenze, decreti e normative spesso tra loro contrastanti hanno permesso la formazione dei Massofisioterapisti inquadrati sul sito del Ministero della Salute come “Professione Sanitaria non riordinata da norme vigenti” con riferimento alla Legge 403/71  (apri l’immagine)

La lotta che è scaturita da questa incertezza è sempre stata molto accesa soprattutto tra le associazioni dei Fisioterapisti da una parte e gli Istituti autorizzati a formare e le Associazioni dei Massofisioterapisti dall’altra.

Una lotta che ha avuto alterne vicende come si può leggere nella lettera pubblicata a suo tempo nel sito di una delle associazioni dei Fisioterapisti  (apri l’immagine).

In seguito il Ministero della Salute, facendo riferimento ad una sentenza, che senza nessun precedente normativo ha inquadrato i Massofisioterapisti come “Operatori di Interesse Sanitario”,  ha modificato l’inquadramento sul sito. (apri l’immagine)

Oggi il Ministero si trova a dover assolvere il difficile compito di trovare una sistemazione alla nostra figura considerando che:

  • i Fisioterapisti chiedono con forza la chiusura della formazione dei Massofisioterapisti.
  • gli Istituti di formazione chiedono di poter continuare a formare Massofisioterapisti.
  • i Massofisioterapisti diplomati dopo il 1999 chiedono il riconoscimento dei loro diritti come “Professione Sanitaria”.

La soluzione proposta dal Ministero è quella di:

  • istituire una nuova figura che si chiamerà ancora Massofisioterapista (generando di nuovo equivoci).
  • questa figura sarà inquadrata come “Operatore di interesse Sanitario”.
  • la promessa è che potrà lavorare in autonomia (su prescrizione Medica), avrà esenzione IVA e le sue fatture saranno detraibili.

Se fosse veramente possibile la soluzione proposta, noi Massofisioterapisti saremmo estremamente avvantaggiati rispetto a coloro che devono oltretutto pagare l’iscrizione all’albo per fare le stesse cose che dovremmo poter fare anche noi.

Ritengo che questa soluzione non potrà essere accettata dalle Associazioni dei Fisioterapisti che attaccheranno ferocemente a suon di ricorsi.

La promessa sulle possibilità del Massofisioterapista ad oggi diplomato andrà contro quanto previsto dalla Legge Lorenzin.

Per quanto mi riguarda, se avessi voluto svolgere un lavoro non riconosciuto come sanitario, e quindi essere inquadrato “ad un livello inferiore rispetto a quello proprio delle «arti ausiliarie delle professioni sanitarie»”,  non mi sarei iscritto all’Istituto di formazione presso cui per formarmi ho frequentato 4 anni, il biennale prima, il terzo anno dopo e il massaggiatore sportivo di seguito, spendendo delle cifre importanti.

Credo che ogni collega debba ragionare su cosa ci stanno proponendo e decidere quale corrente ritiene più opportuno seguire, naturalmente assumendosene le relative responsabilità sia scegliendo l’una che l’altra parte.

In ogni caso la proposta del CEM è protocollata presso il Ministero, mostrando in maniera chiara ed inequivocabile quale linea voglia seguire il nostro comitato evitando per quanto possibile in questo contesto di essere incerti e nebulosi.

Il Segretario del CEM